PDL : DALLA FIDUCIA INUTILE AL PRECIPIZIO DELLE URNE.
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Roma,01/10/10 (Aps) - Si è meritato addirittura un sorta di "premio simpatia" (vedi il fondino di oggi di uno dei due quotidiani di supporto ufficiale del Pd, l’Europa ) il Presidente del Consiglio che ha affrontato la "due giorni" parlamentare,Camera e Senato,per esporre ed ottenervi una fiducia di cui analizzeremo più avanti significati ed effetti anche a breve termine.Perchè indubbiamente l’uomo ha una carica ed una vitalità che gli consentono piroette granghigniolesche,di raccontare con puntiglio favole che non possono verosimilmente essere digerite,ed esilaranti al tempo stesso come l’annuncio,fuori tempo massimo, della realizzazione del raddoppio della Salerno-Reggio Calabria,dello Stretto di Messina e del miracolo della spazzatura di Napoli appena riemersa,quando si sa che nel "resettaggio" di bilancio da poco compiuto dal Ministro dell’Economia Tremonti sono voci inevitabilmente tagliate.Ad un altro Premier,per quanto ardimentoso,tutto ciò non riuscirebbe ;come non riuscirebbe addormentarsi platealmente in Aula durante il dibattito parlamentare seguito alla esposizione del suo impegnativo messaggio di ecumenica riconciliazione dentro e fuori la maggioranza,con l’elenco degli impegni e riforme da attuare cui, per motivi anche contrapposti, non riuscirebbe mai a tener fede.E neppure riuscirebbe ad altri con le sue specifiche caratteristiche essere al tempo stesso ispiratori o registi di campagne mediatiche diffamatorie,sempre nuove – come ancora oggi si è potuto apprendere – verso "i comunisti in agguato" ( che poi sono tutti coloro che non fanno parte delle schiere dei suoi osannatori), "toghe rosse" e via sproloquiando.
Venendo al voto di fiducia nelle due Camere è indubitabile che sia emersa la crisi di questa maggioranza che, una volta che Fini ufficializzi il pronunciamento politico del suo gruppo di Futuro e Libertà, non sarebbe più tale.Di quì la situazione di sofferenza di oggi è destinata a sboccare in vera e propria di crisi formale alla prossima occasione utile,da portare subito al vaglio del Capo dello Stato.
Ed invece è da registrare Il sollievo che si son voluti prendere dal voto di Palazzo Madama Berlusconi e tutta la sua cerchia di pretoriani,palesando sinanco euforia (maggioranza più forte!).Ma al Senato è accaduto semplicemente che - soprattutto per effetto della tristemente famosa legge elettorale, il provvedimento "porcata" come lo definì il suo stesso autore,Calderoli - la frantumazione dei gruppi fosse più diffusa,facendo sì che i numeri fossero più favorevoli al goverrno:Fermi restando l’inganno (ed i veleni) circa il computo aggregato per il sì alla fiducia dei voti dei finiani e dei più numerosi e sottogruppi a carattere regionale,o la minore consistenza Udc sul versante dei no.
Si finge di ignorare in altri termini che nulla cambia nella crisi del Centrodestra e del suo Governo che dovrà presto passare la mano.A parere dei "berlusconiboys" i numeri del Senato impedirebbero di varare maggioranze alternative a quelle attuali,per dar vita ad esempio a governi tecnici o di transizione,con il compito – sempre per esemplificare – di riformare la legge elettorale "porcata" o di varare misure tampone in materia di economia,welfare,occupazione,e così via.Ma seppure fosse vera quest’ultima speranza che si coltiva a palazzo Grazioli e dintorni,non cambierebbe il dato di fatto incontrovertibile:l’arrivo al capolinea del berlusconismo e delle sue nefaste appendici.
Con l’obbligo di non nascondere sotto il tappeto anche la mancanza dei numeri per governare.
DIBATTITO A SINISTRA/NECESSITA’ DI UN FRANCO CONFRONTO NEL PD/ IL VALORE DIRIMENTE DI UNA COMPRESENZA SOCIALISTA OGGI ASSENTE
Roma,01/10/10 (Aps) – Varie voci nell’universo dei democrats – ancora non aperto a tutte le componenti,come quella,tutt’altro che secondaria, di impronta socialista – stanno alimentando da noi il dibattito a sinistra.Dinanzi alla crisi irreversibile del fenomeno berlusconiano ci si interroga sulle ragioni della mancata crescita di consenso, nei sondaggi,verso il Pd che anzi segna qualche preoccupante indice al ribasso.Dopo l’inattesa uscita di Veltroni col suo documento,con le 75 firme raccolte,che rimetteva in discussione l’identità della formazione democratico-riformista,e la successiva Direzione in cui Bersani è sembrato riassorbire i toni di dissidenza frontale che l’iniziativa dell’ex-Segretario pareva esplicitare,il dibattito prosegue – e speriamo utilmente con vari interventi.Con Paolo Gentiloni,che a nome della ex-componente Margherita, rivendica una sorta di laicizzazione del Partito dall’impronta post-Ds o socialdemocratica.Con la nota un po’ allucinante che socialisti o socialdemocratici sono oggi assenti dal Pd,dalla base ai vertici,mancando così un elemento titolato, di equilibrio,in certo modo dirimente della discussione in atto.Con Luca Ricolfi che in un editoriale per La Stampa di Torino prende in esame "L’Italia immaginaria della sinistra";con la risposta di Pietro Ichino,trai firmatari delDocumento Veltroni.La lucida analisi di Michele Salvati in un suo commento sul
re
dello stato non brillante della sinistra europea e del Pd che non sta meglio.Il dibattito continua e speriamo con più proficui esiti.
| inviato da
eduardbernstein il 1/10/2010 alle 16:56 | |