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riformismo:che futuro sarà?
POLITICA
29 gennaio 2011
L'addio all'On. Alberto Ciampaglia.

E’morto a Napoli nella sua abitazione,dopo breve malattia,l’on.le Alberto Ciampaglia.Deputato al Parlamento ininterrottamente per un lungo arco di tempo,dalla V alla X Legislatura,chiamato più volte al Governo al vertice di importanti Dicasteri,ha ricoperto incarichi di responsabilità nella Direzione del Psdi di cui è stato Vice Segretario nazionale.Nato nella città partenopea nel 1921,ha svolto un lungo ininterrotto impegno politico che va dalla Liberazione sino a non molto tempo addietro,sempre coerente con la originaria ispirazione socialista democratica.Dalla ricostituzione del Psi a Napoli – prima della liberazione della Capitale – alla nascita del PSLI di Saragat a Palazzo Barberini nel ’47 durante tutto il travagliato e non sempre fortunato cammino della socialdemocrazia per la quale l’esponente politico napoletano aveva sempre conservato il sogno di una grande forza politica di stanpo europeo.Va inoltre ricordata l’intensa attività svolta da Alberto Ciampaglia a Napoli ed in tutto l’hinterland meridionale ,in campo sociale e culturale,con il suo Centro studi per il Mezzogiorno d’Italia (Cesmi),così come della sua personalità restano indimenticabili le doti umane di sorridente solidarietà verso quanti avevano bisogno e la cordialità dei rapporti con quanti lo circondavano. Messaggi di cordoglio sono giunti alla famiglia dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano e dal Presidente della Provincia Stefano Caldoro.

 


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POLITICA
12 dicembre 2010
PRIMA DELLA CADUTA? UNA VUOTA MA “OPEROSA” VIGILIA

Roma,10/12/10 (Aps) - Una vigilia apparentemente vuota ed invece nervosa,riempita soltanto,a quel che appare, dalle poco trasperenti manovre – il calcio mercato trasferito in Parlamentp,come è stato definito - da parte di quella che è comunque l’ex-maggioranza,molto probabilmente in Parlamento,più sicuramente nel Paese,per tentare con ogni mezzo di scongiurare in extremis il verdetto negativo che s’annuncia sul Cavaliere.Questa la settimana che sta per chiudersi – domani a Roma,nel luogo simbolo della Sinistra,a piazza S.Giovanni si terrà la manifestazione nazionale del Pd  dove Bersani pronuncerà a nome della più grande forza d’opposizione la disdetta al Premier Berlusconi – che prelude all’appuntamento decisivo di martedì 14 con il voto sul Governo sia al Senato che alla Camera.

E’ certo comunque che ci troviamo in presenza di uno dei più delicati e impegnativi passaggi della vita della Repubblica,in cui è in gioco la sopravvivenza della democrazia sancita dalla Costituzione dinanzi alla “costruzione” populistica e plebiscitaria,ormai chiaramente scricchiolante, che il Signore di Arcore ha saputo inventarsi sulle macerie lasciate da Tangentopoli .Il resto è la storia, che arriva sino a questi giorni,di un incubo che si è insinuato a di minaccioso corpo estraneo sinanco nei passaggi evolutivi,nelle trasformazioni – da altri immaginati e portati avanti – del nostro sistema politico.Pensiamo

al passaggio al bipolarismo,alle forze a “vocazione maggioritaria” che ne sono il corollario,a coerenti correzioni della legge elettorale.Ci si è insinuati e sono stati stravolti questi principi,a cominciare dal famoso “porcellum” che è lo scandalo di tutti i regolamenti di voto ovunque in Europa e non solo si volti lo sguardo.

Per fortuna stiamo voltando pagina ed in ogni caso – qualunque sia l’esito cioè delle votazioni di martedì nei due rami del Parlamento – perché il Cavaliere è arrivato al capolinea,dopo i tanti inganni perpretati ai danni delle sue folle adoranti(già questo pericoloso indice per la salute della Repubblica) ed il fallimento pieno,oltre al ludibrio sulla platea internazionale,della sua opera di governo durata almeno un decennio,a non voler contare i fatali inciampi con i suoi alleati a partire dalla sua discesa in campo.

Si chiude quindi il teatrino dell’antipolitica spregiudicata, dell’arrogante disprezzo delle ragioni e dei diritti dei cittadini;per tornare a parlare ed a fare per l’Italia,per i suoi problemi reali troppo a lungo messi da parte.

IL BIPOLARISMO ALLA PROVA DELLA CRISI DI GOVERNO/IL “ROMPETE  LE RIGHE” INVESTE ANCHE O SOPRATTUTTO IL PD ?

Roma,10/12/10 (Aps) - A parte gli specifici scenari politici – governo di transizione,a termine o con obbiettivi predeterminati - che a partire da martedì prossimo potrebbero formalizzarsi in presenza di una vera e propria crisi governo per effetto della sfiducia votata in uno dei due rami del Parlamento,il declino rapido del berlusconismo ha già prodotto numerosi effetti sugli schieramenti politici,anche fuori del Parlamento.Innanzitutto la formazione in embrione di un terzo polo in sede parlamentare – Fli,Udc.Api,Mpa ed altri – impegnato a votare il 14 la sfiducia,nonostante la forte offensiva della campagna acquisti lanciata su questo versante della task force berlusconiana di cacciatori di voti ad ogni costo.Gli esiti sembrano al momento limitati ma non si po’ escludere nessuna mossa,neppure politica,per tentare di bloccare o rovesciare il corso degli avvenimenti previsti.

Discorso a se merita il caso degli ammutinamenti in casa Idv – almeno due sinora - che si configurano nella loro disadorna realtà e semmai pongono in evidenza la scarsa efficienza,nel movimento di Antonio Di Pietro, dei criteri di reclutamento e selezione di candidati e personale politico. 

Una considerazione a parte meritano invece le “crisi di coscienza” denunciate in questi giorni da vari esponenti del Partito Democratico,nel momento stesso in cui più forte dovrebbero essere – per il maggior partito d’opposizione forte di una rendita elettorale del 34% ed inizialmente di circa 220 deputati a Montecitorio – la spinta propulsiva e la forza di coesione,dinanzi ad un prospettiva a breve del ruolo dei democrats sulla scena  politica.

A parte la defezione,per ragioni di scarsa convergenza politica, di elementi quali l’ex Presidente di Federmeccanica,Calearo,già ufficializzata da tempo,o della pattuglia di parlamentari – come Binetti,Lusetti,Carra - che da alcuni mesi sono andati ad irrobustire le

fila della cattolica Udc di Casini, è sorprendente come a prima vista sia proprio il Pd in questo momento a pagare il prezzo più alto in termini di dissidenze e piccole emorragie. Le quali stanno quì e là aprendosi, proprio  in questa più promettente congiuntura politica per il Partito.Il fatto che queste dissidenze restino circoscritte ad una migrazione o qualche simpatia che, partendo dalla “sofferenza” che sarebbe patita nel Pd dalla componente di origine cattolica,s’indirizzino verso fomazioni del nuovo polo neo-centrista,lascerebbero supporre una scomposizione in anteprima dell’attuale ancora precario assetto di sistema della politica italiana.Una sorta di prematuro “rompete le righe” per il bipolarismo nostrano,o per uno dei suoi principali partiti.

 

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POLITICA
27 novembre 2010
DESTRA MORENTE : MA BASTANO LE TATTICHE NEOCENTRISTE ?

 

Siamo agli ultimi fuochi d’artificio del governo della Destra morente,con provvedimenti d’emergenza (i decreti per i rifiuti in Campania) tenuti nel cassetto per circa una settimana per tenerli al riparo dalla guerra per bande nel Pdl,con lo show dell’indignazione e dell’abbandono, velocemente rientrati con un lieto fine anche tra le lacrime di soddisfazione, ad opera di un’autentica professionistra,il Ministro Carfagna.Oppure la  tante volte annunciata Banca del Sud riapparsa miracolosamente oggi, come in un gioco di prestigio, sul proscenio di Palazzo Chigi,tra il disinteresse e l’incredulità diffusa,in assenza di una politica d’assieme a favore del Mezzogiorno che ormai richiede nuovi approcci,lontani di sicuro dai rozzi egoismi leghisti.E l’elenco potrebbe continuare,se non parlassimo di provvedimenti-bandiera,lanciati nel tentativo disperato di coprire la crisi irreversibile del berlusconismoAd invelenire ulteriormente il clima,gli sviluppi della inchiesta Finmeccanica,il colosso  parapubblico presente massicciamente sul mercato internazionale nei settori di tecnologia avanzata, e visto nella “cittadella” governativa come un nuovo più pesante anello di un complotto su scala globale contro il nostro Paese.In questa cornice prosegue la tattica del logoramento da parte delle due componenti neo-centriste,l’Udc di Casini e l’Fli di Fini che tengono a bagnomaria ,od in semi- immersioneGoverno e maggioranza secondo una linea che non si capisce se vuole veramente portare all’affondamento definitivo del Cavaliere o ad una sua resa ed all’apertura di una trattativa.Per che cosa; per un  rimpasto di centrodestra?Ma con quello che bolle nel Paese,con la protesta e la rabbia che montano in molte categorie e fasce sociali,con  monumenti e luoghi simbolo occupati da studenti e ricercatori in tutte le nostre principali città contro le incongruenza, l’insufficienza e la sostanziale inutilità della riforma Gelmini,possono bastare le manovre ed i tatticismi che animano il perimetro neocentrista  che poi devono appoggiarsi alla ferma e robusta opposizione del centrosinistra?Perché poi nella politica alle cose occorre dare un senso. 

 


POLITICA
24 novembre 2010
IL “DUELLO A SINISTRA” NEGLI ANNI DI CRAXI.

Roma,19/11/10 (Aps) - Ultimo in ordine di tempo,si è tenuto ieri ed oggi a Palazzo San Macuto l’incontro di studio della Fondazione Socialismo,presieduta da Gennaro Acquaviva,dedicato al tema: ”Socialisti e comunisti negli anni di Craxi”,i cui atti formeranno oggetto di un nuovo quaderno della Fondazione,nella collana dell’editore Marsilio.L’incontro che ha visto un ampio parterre di partecipanti di spicco  in qualche modo legati alle due aree politico-ideologiche,non ha voluto nascondere,come del resto era nelle intenzioni dei promori,un obbiettivo celebrativo dell’era craxiana e della impronta data dal leader del Psi al rapporto con i comunisti.

Un tema tutt’ora di attualità viva – se ne occupava specificamente una delle relazioni al convegno,quella di A.Romano – e che crediamo meriterebbe,al di la di ogni celebrazione a suffragio di chicchessia,di essere riproposto al centro della discussione politica dei nostri giorni.Perché forse è proprio vero che il “duello a sinistra” tra ex ,socialisti e comunisti,tuttora continua e la prova tangibile l’abbiamo avuta e l’abbiamo ancora attorno alla vicenda,sempre piuttosto tormentata dalla nascita, della nuova creatura del riformismo democratico,del partito italiano della socialdemocrazia europea,il Pd :dalla origine nel 2007 sino ai giorni nostri.Perché se il “duello a sinistra” resta ormai appannaggio degli storici,di una politologia aggiornata,ovvero della agiografia celebrativa nel Pantheon socialista,la questione è viva ed è di oggi e riguarda nello stesso Pd il riassetto delle origini e delle radici,tra le quali un posto preminente devono avere l’impronta e l’ispirazione ,la compresenza della socialdemocrazia.

 


 


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POLITICA
19 novembre 2010
ANCORA TATTICISMI PRIMA DELL’AFFONDO?

Roma,19/11/10 (Aps) - Un quadro, quello degli ultimi giorni ,che conferma la confusione che connota il suo insieme e soprattutto la totale  dipendenza dei singoli segmenti della ex-maggioranza  di centro-destra  da una esasperata linea di tatticismo,con il rischio ad un certo punto ,di rendere indecifrabili i reali passaggi della vicenda politica nostrana da qui al 14 dicembre, giorno fissato per il voto di fiducia/sfiducia nei due rami del Parlamento pressocchè in contemporanea.

E’ un’altra bizzarrìa di questa confusa situazione nata dal gesto di rivolta verso il Premier da parte di colui che ne era giudicato il delfino quasi naturale.Un gesto che aveva messo in movimento l’intero quadro politico, togliendo l’opposizione ed il suo maggior partito,il Pd (215 deputati) dal letargo nel quale si era cacciato a fronte di una situazione di grave crisi del Paese,di carenza di immagine e di guida politica, e tuttavia insormontabile per il rapporto di forze.Vale a dire i numeri parlamentari attribuiti dalla indecente legge elettorale tuttora vigente ( il famigerato Porcellum) alla coalizione vincente.

Il gesto di rottura del Presidente della Camera, Fini aveva riaperto i giochi e dato nuova linfa all’iniziativa dei democratici in Parlamento e nel Paese (rimane in calendario la giornata di mobilitazione generale in tutta Italia dell’11 dicembre prossimo,promossa appunto dal Pd),con la mozione di sfiducia al Governo,sottoscritta anche dal IdV di Di Pietro,che secondo le intenzioni originarie sarebbe stata affiancata –ovvero sarebbero confluite assieme – da analogo documento di sfiducia da parte di Fli,Udc ed Api.

Senonchè le ragioni- cui non sempre si riesce a tener dietro – della tattica ,dei giochi di Palazzo o di schieramento ( La lega di Bossi, ad esempio,non è da meno nelle contorsioni tattiche - nel dire e negare,pro o contro il voto anticipato - aperte a tutti i possibili scenari futuri) sembrano ,un giorno sì e l’altro pure, riportare in alto mare gli sbocchi questa inequivocabile crisi della Destra reinstallatasi al potere nel 2008 dopo la breve parentesi del governo di centro sinistra di Romano Prodi. 

Si è parlato  ripetutamente in queste settimane di un “gioco del cerino acceso” nel duello trai due cofondatori del Pdl dinanzi all’evenienza di un ritorno anticipato alle urne.V’è piuttosto da pensare che il Cavaliere sia un “osso duro” da spezzare,ancora in grado di mobilitare impensabili risorse appunto nei giochi di Palazzo.Di qui la sua ostinazione a non mollare;da qui probabilmente pure trovano origine le incertezze tattiche del Presidente della Camera palesate nel suo video messaggio web di ieri.Il tutto propiziato dalla “melina”( così definta dal Segretario Pd Bersani) chepuò derivare di fatto dai tempi di calendarizzazione nella Camera Alta per la discussione e l’approvazione,prima nelle Commissioni poi in Aula ,della legge di Stabilità e Bilancio che a Montecitorio è stata definitivamente licenziata proprio oggi.Aspettare il 14 di dicembre per lo show-down  finale di questa partita che avvincente di certo non è – decisiva essa  è invece per il destino democratico del Paese - significa di fatto concedere un rilassato intervallo ( di almeno un paio di settimane ) utile soltanto a portare avanti quella non disinteressata melina a chi è rotto a queste nobili arti.

 

 




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POLITICA
12 novembre 2010
Crisi del Berlusconismo : una svolta a sostegno della Costituzione e del Paese.

 

Roma,12/11/10 ( Aps ) –Stiamo vivendo una fase che s’incentra sull’epilogo - che un ampio  ventaglio di opinione pubblica si attende ormai di vedere - di un’esperienza di certo non positiva sotto ogni punto di vista per il nostro Paese :quella di Berlusconi,di un centro-Destra attorno a lui costruito, populista,plebiscitarista,tendenzialmente eversivo della nostra Carta costituzionale Per ciò occorre dare atto a Fini - nel 2007 cofondatore col Cavaliere,sia pure forse a malincuore, del Popolo della Libertà - di aver spinto, con il suo strappo nella primavera scorsa il crepuscolo del “partito di plastica”,dell’armata invincibile dei cosiddetti promotori della libertà – così definiti nel gergo povero di una destra retrograda – i “centurioni” del regime,e del suo lider maximo che sta vivendo in queste ore il dramma di una fine che si rifiutava di immaginare,se non  molto più avanti nel tempo.

Ed è questa la ragione per la quale l’opposizione costituzionale - che fa perno in Parlamento sulla nutrita schiera di deputati e senatori Pd,affiancato dal movimento viola di Di Pietro, con numeri tuttavia non autosufficienti a scalzare da sola questa ennesima riedizione di un Governo senza legame alcuno con i problemi reali del Paese,con un Premier che mette a dura prova l’immagine,la legalità del Paese  – ha dovuto adattarsi alle manovre tattiche del Fli (i futuristi di Fini) impegnati allo spasimo in un duello con il Premier nel cosiddetto “gioco del cerino” sulla responsabilità della crisi e di una eventuale chiamata anticipata alle urne.O comunque in ragione della necessità che il Presidente della Camera,giustamente dal suo punto di vista avverte,di non discostarsi da quel bacino tradizionale del voto di centrodestra.

MOZIONI DI SOSTEGNO ED ALTRE IPOTESI FANTASCIENTIFICHE/ QUANDO PREVALGONO DISPERAZIONE E SOLITUDINE 

Oggi siamo nel bel mezzo della svolta se anche il Cavaliere, dall’estremo Oriente,dove si trovava per il G20,ha dovuto prendere atto di una realtà che si ribella ai suoi voleri e che fa rotolare la crisi verso i suoi naturali esiti.Ma naturalmente ancora non si arrende ed al riparo delle supreme esigenze – in verità raccomandate con la consueta saggezza anche dal Capo dello Stato - della sessione di bilancio con la manovra di Stabilità ,prima Montecitorio poi a Palazzo Madama ,il Cavaliere sta ordendo con i suoi stanchi aficionados manovre che a dir poco si direbbero goliardiche,se non contenessero anche un tasso di pericolosità per le Istituzioni.

Dopo l’imminente atto formale del ritiro della delegazione Fli dal Governo,annunciata per l’inizio settimana ;dopo la raccolta delle firme per la sfiducia del Pd e Idv,dalla quale non dovrebbero dissociarsi la neo aggregazione centrista(Futuro e Libertà di Fini,L’udc di Casini,la pattuglia dell’Api attorno a Rutelli,il Mpa di Lombardo),se non un autonomo documento di sfiducia da parte di questi ultimi su cui potrebbe convergere il Centrosinistra,appare sconcertante – quale nuova espressione del repertorio dell’antipolitica rivendicato da Berlusconi e C. – la mossa annunciata di una mozione di sostegno all’attuale Governo che potrebbe essere approvata a Palazzo Madama dove i numeri sono meno sfavorevoli al Governo,E secondo farneticanti ragionamenti di queste ore,che sono forse frutto della disperazione,si pensa anche ad una ipotesi fantascientifica,quale lo scioglimento di una sola delle due Camere.

Tornando ai discorsi seri,alla via maestra per uscire da una crisi un po’ particolare – considerato che non solo di governo qui si tratta bensì del più generale tracollo di una concezione della politica vista da Arcore che aveva fatto pericolosamente adepti in larghe fasce di opinione pubblica,tra le folle osannanti verso il Capo, ottimista e cantastorie a proprio beneficio - che si può considerare ormai sostanzialmente aperto il round finale di una partita certo poco avvincente,ma decisiva allo scopo di far bene all’Italia.

 


 


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POLITICA
9 novembre 2010
La risposta al naufragio del berlusconismo non si trova nel perimetro del centrodestra.




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5 novembre 2010
LA SFIDA DI FINI : MA LA CRISI DOVRA’ ESSERE L’USCITA DI SCENA DEL CAVALIERE.

 

Roma, 5 novembre 2010 (APS)

L’ impostazione del discorso di Berlusconi,ieri dinanzi alla platea di plauditores, tutti cooptati nella direzione nazionale Pdl – pur nell’assoluta vacuità delle indicazioni politiche e programmatiche ,visto che a parlare era il Capo del Governo in carica – una valenza tuttavia l’ha avuta.Ed essa sta nella circostanza che nel duello trai due,che di tanto in tanto diventa anche studiato e sottile,ieri al S.Spirito il “cerino acceso” della crisi del centro-Destra berlusconiano e del suo governo è stato passatp nelle mani di Fini.Saprà domani a Bastìa Umbra il promotore di Futuro e Libertà far seguire alle parole  fatti più concludenti?

D’altro canto nella situazione presente nessuna iniziativa si può attribuire al Pd od alle altre opposizioni ,per rovesciare il tavolo di maggioranza e costruire un’alternativa utile intanto per il famoso governo tecnico o di scopo, utlizzando un’ultima tranche di legislatura per alcune priorità inderogabili,quali la legge elettorale,i provvedimenti urgenti per l’occupazione,le famiglie,le imprese e lo sviluppo i cui ritardi anche l’Europa ed i più autorevoli analisti ci rimproverano.Occorre che parta veramente la spinta a percorrere uniti il tratto finale di una legislatura necessariamente abbreviata.Perché la nostra Costituzione consente – contrariamente alle “vulgate” prive di fondamento che si cerca di accreditare -  la formazione appunto di diverse maggioranze in Parlamento,rispetto a quelle inizialmente espresse.E’ giusto tuttavia che si torni entro il più breve tempo possibile dinanzi al giudizio degli elettori.

Si tratterebbe di una sorta di “alleanza costituzionale”,come era già stata battezzata,intesa a radunare sui pochi obiettivi prioritari prima indicati forze anche poco omogenee tra di loro e con le quali occorrerà fissare bene scopi e limiti di una siffatta iniziativa comune.Occorrerà chiarire, ad esempio a chi come Casini mette innanzi a tutto le sue ambizioni centriste, che non si scompone il quadro attuale per poi seguire un rituale che tutti abbiamo già visto o conosciuto.Che si recuperi,così per dire, magari il Cavaliereper coinvolgerlo in un governo di nuova coalizione.Paradossale ma per qualcuno forse suggestivo.




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POLITICA
1 novembre 2010
SCANDALI E LATITANZA GOVERNATIVA/ BERLUSCONI LASCI PERCHE’ IL PAESE RIPRENDA IL SUO CORSO

 

Roma,29/10/10 (Aps) - Un crollo atteso – quello del berlusconismo e del suo lider maximo  che lo incarna – e preventivato ormai da più parti.In chiave politica è stato lo “strappo” del co-fondatore Fini a dare il via a questo finale che diventa di giorno in giorno sempre più incalzante evidenziando l’assoluta assenza del Governo a fronte di emergenze nell’economia e nel sociale rilevantissime.Ma la la latitanza e l’assenza di decoro dell’azione pubblica,la stessa presentabilità dell’Italia sulla scena internazionale si sono aggravate e generalizzate.Ora c’è un nuovo scandalo che investe l’ormai anziano Premier: le feste di Arcore(con minorenni) dopo quelle di Palazzo Grazioli a Roma.Ed il punto più grave questa volta  sembrebbe essere – a parte gli aspetti pure seri e gravi concernenti lo scarso decoro e la ricattabilità nelle sue ormai note consuetudini di vita, privata si,ma che per riguardare un uomo pubblico ,una della massime cariche istituzionali,private lo sono un po’ meno – è quello ancora del mancato rispetto della legalità proprio ai massimi livelli.Le pressioni esercitate anche con l’ausilio di fantasiose bugie a favore della minorenne marocchina coprotagonista della vicenda.

In somma, a parere di molti settori politici,oltre che dagli umori di quella parte di opinione pubblica che si sta liberando dalla troppo ingenua “fascinazione” verso il Cavaliere,l’Italia deve riprendere il suo cammino, deve tornare ai doveri ed alle responsabilità dai quali l’attuale Capo del Governo l’ha separata.La richiesta che viene dai circoli politici dell’opposizione ,come dalla maggioranza certa del Paese, è che Berlusconi lasci per consentire – elezioni o non elezioni – che il Paese riprenda il suo corso in positivo.Che la nostra torni ad essere una democrazia normale;che si ponga termine ad una bruta parentesi che si protrae ormai da sedici anni e rotti;che il Governo torni ad occuparsi dei problemi veri,che il Parlamento torni a legiferare non solo su provvedimenti riguardanti la lunga ininterrotta faida  privata del Cavaliere con la Giustizia. 

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 COL DISSOLVIMENTO DEL PARTITO “CARISMATICO”DELLA  DESTRA LA MANO PASSA AL PD CHE ANCORA PERO’ NON AVANZA  NEI SONDAGGI/ PERCHE’ ?

 

Roma,29/10/10 (Aps) – E’paradossale in certo senso che al tramonto di Berlusconi e del suo partito carismatico che voleva unire la destra italiana sotto le insegne sfacciatamente illusorie del movimento liberale di massa - e si è visto poi dove voleva andare a parare -il Pd appaia ,per così dire,alquanto impreparato.Sostanzialmente timido ed impacciato nel suo ruolo di principale,e di gran lunga,forza di opposizione “costituzionale” quale esso è, erede di fatto della tradizione riformista o socialdemocratica europea,anche se formalmente al suo interno sono assenti,almeno ai vertici,socialisti e socialdemocratici dei vecchi partiti (Psi e Psdi) per colpe o responsabilità che sono forse da distribuire equamente.C’è poi la non risolta querelle della componente cattolica ex-popolari(Ppi) che appare inquieta,insoddisfatta di una pretesa scarsa rappresentazione, col Pd e nel Pd,dei valori etico- politici che hanno caratterizzato l’dentita della sua battaglia politica.Terzo elemento infine, una sorta di legge del contrappasso che il Pd subisce a fronte del vantato monolitismo del partito azzurro sovrastato dall’icona del suo leader carismatico.Accade infatti che nel Pd – che ha giustamente inserito, con grande evidenza e convinzione, nella propria carta fondativa i principi sacri del confronto,del dibattito a rigorosa tutela della libertà di espressione di ciascuno iscritto,simpatizzante,od elettore,salendo sino ai vertici della piramide.Il risultato è che oggi c’è,per così dire, un “surplus” di democrazia all’interno dei democrat  per cui ad ogni indicazione,od intenzione politica del Segretario,si tratti di strategie od alleanze del Partito come di obbiettivi riferiti al ruolo in Parlamento e nel Paese,fa puntualmente eco un intervento correttivo od oppositivo di un esponente di altro o componente interna.Un piccolo saggio?Ecco dalle fonti odierne tipico un botta- risposta.

 





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politica interna
1 ottobre 2010
PDL : DALLA FIDUCIA INUTILE AL PRECIPIZIO DELLE URNE.

 

 

 

Roma,01/10/10 (Aps) - Si è meritato addirittura un sorta di "premio simpatia" (vedi il fondino di oggi di uno dei due quotidiani di supporto ufficiale del Pd, l’Europa ) il Presidente del Consiglio che ha affrontato la "due giorni" parlamentare,Camera e Senato,per esporre ed ottenervi una fiducia di cui analizzeremo più avanti significati ed effetti anche a breve termine.Perchè indubbiamente l’uomo ha una carica ed una vitalità che gli consentono piroette granghigniolesche,di raccontare con puntiglio favole che non possono verosimilmente essere digerite,ed esilaranti al tempo stesso come l’annuncio,fuori tempo massimo, della realizzazione del raddoppio della Salerno-Reggio Calabria,dello Stretto di Messina e del miracolo della spazzatura di Napoli appena riemersa,quando si sa che nel "resettaggio" di bilancio da poco compiuto dal Ministro dell’Economia Tremonti sono voci inevitabilmente tagliate.Ad un altro Premier,per quanto ardimentoso,tutto ciò non riuscirebbe ;come non riuscirebbe addormentarsi platealmente in Aula durante il dibattito parlamentare seguito alla esposizione del suo impegnativo messaggio di ecumenica riconciliazione dentro e fuori la maggioranza,con l’elenco degli impegni e riforme da attuare cui, per motivi anche contrapposti, non riuscirebbe mai a tener fede.E neppure riuscirebbe ad altri con le sue specifiche caratteristiche essere al tempo stesso ispiratori o registi di campagne mediatiche diffamatorie,sempre nuove – come ancora oggi si è potuto apprendere – verso "i comunisti in agguato" ( che poi sono tutti coloro che non fanno parte delle schiere dei suoi osannatori), "toghe rosse" e via sproloquiando.

Venendo al voto di fiducia nelle due Camere è indubitabile che sia emersa la crisi di questa maggioranza che, una volta che Fini ufficializzi il pronunciamento politico del suo gruppo di Futuro e Libertà, non sarebbe più tale.Di quì la situazione di sofferenza di oggi è destinata a sboccare in vera e propria di crisi formale alla prossima occasione utile,da portare subito al vaglio del Capo dello Stato.

Ed invece è da registrare Il sollievo che si son voluti prendere dal voto di Palazzo Madama Berlusconi e tutta la sua cerchia di pretoriani,palesando sinanco euforia (maggioranza più forte!).Ma al Senato è accaduto semplicemente che - soprattutto per effetto della tristemente famosa legge elettorale, il provvedimento "porcata" come lo definì il suo stesso autore,Calderoli - la frantumazione dei gruppi fosse più diffusa,facendo sì che i numeri fossero più favorevoli al goverrno:Fermi restando l’inganno (ed i veleni) circa il computo aggregato per il sì alla fiducia dei voti dei finiani e dei più numerosi e sottogruppi a carattere regionale,o la minore consistenza Udc sul versante dei no.

Si finge di ignorare in altri termini che nulla cambia nella crisi del Centrodestra e del suo Governo che dovrà presto passare la mano.A parere dei "berlusconiboys" i numeri del Senato impedirebbero di varare maggioranze alternative a quelle attuali,per dar vita ad esempio a governi tecnici o di transizione,con il compito – sempre per esemplificare – di riformare la legge elettorale "porcata" o di varare misure tampone in materia di economia,welfare,occupazione,e così via.Ma seppure fosse vera quest’ultima speranza che si coltiva a palazzo Grazioli e dintorni,non cambierebbe il dato di fatto incontrovertibile:l’arrivo al capolinea del berlusconismo e delle sue nefaste appendici.

Con l’obbligo di non nascondere sotto il tappeto anche la mancanza dei numeri per governare.

 

DIBATTITO A SINISTRA/NECESSITA’ DI UN FRANCO CONFRONTO NEL PD/ IL VALORE DIRIMENTE DI UNA COMPRESENZA SOCIALISTA OGGI ASSENTE

 

Roma,01/10/10 (Aps) – Varie voci nell’universo dei democrats – ancora non aperto a tutte le componenti,come quella,tutt’altro che secondaria, di impronta socialista – stanno alimentando da noi il dibattito a sinistra.Dinanzi alla crisi irreversibile del fenomeno berlusconiano ci si interroga sulle ragioni della mancata crescita di consenso, nei sondaggi,verso il Pd che anzi segna qualche preoccupante indice al ribasso.Dopo l’inattesa uscita di Veltroni col suo documento,con le 75 firme raccolte,che rimetteva in discussione l’identità della formazione democratico-riformista,e la successiva Direzione in cui Bersani è sembrato riassorbire i toni di dissidenza frontale che l’iniziativa dell’ex-Segretario pareva esplicitare,il dibattito prosegue – e speriamo utilmente con vari interventi.Con Paolo Gentiloni,che a nome della ex-componente Margherita, rivendica una sorta di laicizzazione del Partito dall’impronta post-Ds o socialdemocratica.Con la nota un po’ allucinante che socialisti o socialdemocratici sono oggi assenti dal Pd,dalla base ai vertici,mancando così un elemento titolato, di equilibrio,in certo modo dirimente della discussione in atto.Con Luca Ricolfi che in un editoriale per La Stampa di Torino prende in esame "L’Italia immaginaria della sinistra";con la risposta di Pietro Ichino,trai firmatari delDocumento Veltroni.La lucida analisi di Michele Salvati in un suo commento sul

re

dello stato non brillante della sinistra europea e del Pd che non sta meglio.Il dibattito continua e speriamo con più proficui esiti.

 




permalink | inviato da eduardbernstein il 1/10/2010 alle 16:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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